Con questa edizione si completa il progetto che ho iniziato nel 1995 e Una solitudine troppo rumorosa si definisce come un’opera teatrale in tre movimenti.
L’uomo di carta (1995)
Hanta e il paradiso delle donne (2001)
L’ideale greco del bello (2012)
Nella terza parte, L’ideale greco del bello, Hanta è smarrito, privo di riferimenti, precario a se stesso : è stato improvvisamente trasferito dal suo lavoro abituale ad un nuovo incarico e, ubriaco come mai prima, ritorna nottetempo e per l’ultima volta, nel suo magazzino, dalla sua adorata pressa meccanica. Il mondo che si profila, quello dominato dalla pressa idraulica, è per lui inaccettabile. La nuova epoca lo annichilisce ma Hanta è uno spaccone dell’infinito e dell’eternità ed elabora una sua via di fuga filosofica affrontando “stoicamente”, sulla scorta delle sue bizzarre conoscenze del mondo classico , il suo passaggio epocale: si suicida “poeticamente”, come un Socrate moderno, tra la sua carta con i suoi libri e i suoi oggetti amati piuttosto che soccombere al nuovo che avanza.
Dice Hrabal stesso del suo romanzo: “non ho tentato di scrivere null’altro se non che da noi un’epoca finiva e un’altra cominciava. (…) Si era spezzata un’asse di un’epoca che era durata secoli e il mio eroe Hanta si è trovato nel luogo della rottura ed’è stato investito dalle schegge.”
Hrabal era un esperto di passaggi epocali era nato sotto l’impero asburgico ed è morto nella Cecoslovacchia di Havel, passando per la prima guerra mondiale, la seconda, il regime sovietico e la primavera di Praga. Tutti noi oggi ci troviamo nel punto di rottura di un’epoca e ne siamo investiti dalle schegge, l’articolata complessità, e la poesia di questo grande romanzo contemporaneo può aiutarci a “interrogare” il nuovo mondo che verrà.
Andrea Renzi
Una solitudine troppo rumorosa
di Bohumil Hrabal
con Andrea Renzi e Giulia Pica
scena e regia Andrea Renzi
luci Pasquale Mari realizzate da Lucio Sabatino
suono Daghi Rondanini
aiuto regia Costanza Boccardi
direzione tecnica Lello Becchimanzi
una produzione Teatri Uniti
foto di scena Marco Ghidelli



