Sì. Ricordo vagamente. Qualcuno tempo fa, forse un vecchio attore, deve avermi raccontato la desolazione che fa un palcoscenico dopo una rappresentazione o dopo una prova. Gli attori se ne vanno, uno alla volta, lo abbandonano nella solitudine. Non ricordo se qualcuno me lo ha raccontato né se lo ha letto da qualche parte.
In questo momento involontariamente sto pensando a questo, perche sono qua, alla ribalta, accanto al tavolino e a qualche sedia, dopo le prove. Sono stanco. E’ veramente desolante un palcoscenico vuoto. Cantinelle, spezzati, fianchi di scene; una stufa, fogli di copione, vernice…ciao! a domani!…
Dietro un gruppo di cantinelle mi accorgo di un vuoto, una è caduta e ha lasciato un buco fra le altre che si muovono come se dietro di loro vi fosse qualcuno che le spingesse per farsi largo e uscirne.
Ma allora si muovono? Davvero?
Mi avvicino per guardare meglio e fra lo spazio buio delle cantinelle vedo quattro occhi che mi fissano: “Ma allora siete voi? Tutti e due insieme? Qua? Per rimproverarmi? E voi, direttore, perché siete truccato come zi’ Nicola? E il Maestro dietro di voi, come il vecchio Dio? Ma vi prego, sedete qui, accanto a me, al tavolino. Onoratemi della vostra benevolenza. Aiutatemi a staccare la realtà dalla finzione!”
Una sera del 1979 sul manifesto del Teatro San Ferdinando era annunziato un doppio spettacolo: “Il berretto a sonagli” e “Sik-Sik l’artefice magico”. Avevo poche lire in tasca e una gran voglia di sentire i lavori. Ero in compagnia di alcuni carissimi amici, giovani, tutti della mia stessa età, tutti illusi e orgogliosi di essere al centro dell’attenzione teatrale in quel momento; ma intimamente desiderosi di assistere a quegli spettacoli. Il teatro era gremito. C’erano solo alcuni posti in galleria. Facemmo una colletta ed entrammo. Fu una serata indimenticabile. La gente nei corridoi discuteva del grande attore e del grande autore, e oggi so che il grande attore è il grande autore. Ancora oggi sento nel cuore la malinconia che mi lasciò la certezza di non potervi mai conoscere personalmente.Anni dopo ho lavorato, con nuovi compagni carissimi tutti ancora della mia stessa età, sulle tracce del grande attore, ed oggi, sempre con quei coetanei, sulle tracce del grande autore.
“E ora siete qua? Vivi? Creati dalla mia immaginazione? Perche mi sorridete? Ah già, perché quest’operina che oggi metto in scena, voi sapete essere breve come la vita, e breve quindi come la vita di un attore sulla scena. No! Non e così? Che c’è? Cosa dite? Ah già, capisco! Volete dirmi che forse su questo interrogativo vi divertite da molto tempo tutti e due insieme. E vi allontanate sapendo che io ho tanto tempo per girare intorno a questa domanda, ma voi no, ve ne siete stancati. Tornate, tornate alle prove, per favore, e per carità non mancatemi alla prima rappresentazione.
Toni Servillo
(*) Riscrittura da Eduardo e il teatro di Pirandello. Il giuoco delle parti in Eduardo e il Teatro S. Ferdinando Napoli 1954.
L’uomo dal fiore in bocca
di Luigi Pirandello
regia Toni Servillo
con
Licia Maglietta
Andrea Renzi
Toni Servillo
sipario
Lino Fiorito
luci
Pasquale Mari
suono
Daghi Rondanini
costumi
Flavia Santorelli
fotografo di scena
Cesare Accetta
promozione e ufficio stampa
Prima dello Spettacolo
Il brano a divozione è di Fausto Mesolella.
una produzione Teatri Uniti a cura di Angelo Curti



