L’estate scorsa (1990) il Festival “Settembre al borgo” ci chiese di mettere in scena uno spettacolo basato su un testo scritto da un autore dell’est, possibilmente un dissidente, nell’ambito di una rassegna dedicata alla situazione che si era venuta a creare dopo la caduta del muro di Berlino.
Tra di noi, in quel periodo, ed ancora adesso, esistevano tensioni e opinioni su quella “situazione” che nessun testo drammatico riusciva ad esprimere in un modo che ci corrispondesse.
La possibilità che un problema, un evento storico, coinvolgesse noi in quanto artisti di teatro ed il pubblico nel tempo stesso in cui si sarebbe manifestato lo spettacolo non ci era ancora capitata, e noi non solo ce ne sentivamo fortemente interessati, ma eravamo allo stesso modo assolutamente determinati a non far cadere in questa purezza di rapporto la mediazione di un terzo elemento: il testo.
Stiamo lavorando in altre circostanze (Pirandello) alla risollecitazione del testo proprio per non inquinare quel rapporto, e con Natura Morta verifichiamo la possibilità di sperimentare quel rapporto approfittando della Storia che con prepotenza si viene a sostituire a un testo.
Il sentimento profondo di disagio che ognuno di noi avvertiva di fronte al fallimento di un modello di società a favore di un orizzonte sempre più arido e mercificato divenne la base su cui cominciammo a lavorare.
Decidemmo allora di approfondire lo studio dei documenti politici prodotti in Unione Sovietica negli anni del socialismo reale, ed in particolare ci concentrammo sulla relazione politico-economica tenuta da Breznev al XXIII congresso del PCUS nel 1966.
Questo enorme, fluviale accumulo di dati e di pianificazioni economiche lo confrontammo in quanto artisti di teatro con il disagio reale che sentivamo, e provammo tutto questo a interpretarlo, a riviverlo insieme al pubblico.
Natura Morta è diventato allora un momento unico e forse irripetibile in cui il “qua e adesso” del teatro mette in contatto e confronta i valori intimi di una compagnia di attori con quelli di contesto di un pubblico, sulla base comune di un disagio prodotto da un fenomeno storico che tutti ci disorienta; e questa occasione diventa preziosissima per noi e per il pubblico, perché ci costringe prepotentemente ad interrogarci sulla necessità e i modi di fare teatro di fronte ad una situazione che ci allerta tutti in quanto uomini.
Costringerci da artisti a prendere parte attiva alla confusione di questi tempi, e questa confusione condividerla direttamente con la platea, forse ha manifestato alle nostre coscienze con maggior violenza e consapevolezza il senso del dramma ed il valore significativo di una azione drammatica.
Toni Servillo
Natura morta
di Toni Servillo
scena e regia Toni Servillo
con
Roberto De Francesco
Andrea Renzi
Toni Servillo
luci
Pasquale Mari
suono
Daghi Rondanini
direzione tecnica
Antonio Saccinto
scena e regia
Toni Servillo
realizzazione immagini
Cesare Accetta
controllo proiezioni
Costanza Boccardi
fotografo di scena
Oreste Lanzetta
una produzione Teatri Uniti a cura di Angelo Curti



