Tag Archive | "Mario Martone"

La casa di Priamo

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Questo studio originale per Napoli su Le Troiane di Euripide è la prima produzione di Teatri Uniti con un regista esterno. E’ organico alla linea di lavoro sulla tragedia greca che stiamo costruendo con Filottete e il prossimo Neottolemo; ed è un importante contributo alla definizione del laboratorio permanente che, fondato quest’anno da Antonio Neiwiller, costituirà per Teatri Uniti la spina dorsale della propria attività. Vogliamo infatti che la stabilità a cui ci richiamiamo nasca dal lavoro stesso sul teatro, come indagine non sempre e necessariamente legata alla produzione di uno spettacolo, e che il laboratorio sviluppi una coscienza comune tra gli uomini di teatro che vi si formeranno.
Il confronto con il teatro di Thierry Salmon, che è stato regista dell’Ymagier Singulier ma che anche ora che il suo gruppo si è sciolto lavora sulla riformulazione delI’esperienza collettiva, sull’attività seminariale, sull’identità tra arte e vita e scelte di teatro, è quindi profondamente significativo. Il percorso con cui il regista belga ha scelto di realizzare il progetto su Le Troiane appartiene a un orizzonte che riconosciamo.
Teatri Uniti ha ospitato con entusiasmo il gruppo di Salmon: siamo certi che la città vuole accogliere in sé un diverso lavoro sull’arte scenica come da sempre propone il proprio verso l’esterno. E’ con questo spirito che ringraziamo il Teatro Nuovo e quanti altri a Napoli hanno voluto collaborare con noi.

Mario Martone, 1988

La casa di Priamo
regia di Thierry Salmon
drammaturgia di Renata Molinari

con
Jacquelin Bollen
Paola Casale
Christiane Henri
Cecilia Kankonda
Carmelo Locantore
Mariella Lo Sardo
Maria Grazia Mandruzzato
Silvia Pasello

musiche
Giovanna Marini
scenografie
Nunzio
assistente alla regia
Carmen Blanco-Principal
movimenti
Monica Klinger
ritmi
Massimo Monti
luci
Enrico Bagnoli

produzione Teatri Uniti, 1988

 

La seconda generazione

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Si rovescia la situazione del Filottete. In un accampamento greco sull’isola di Lemno il giovane figlio di Achille, Neottolemo, viene effettivamente istruito da Odisseo su come impossessarsi delle armi dell’arciere abbandonato. Neottolemo. educato nell’adolescenza ai valori eroici del padre (che è morto da poco in battaglia), respinge l’insegnamento di Odisseo: l’astuto maestro non vuole infatti da lui un comportamento leale, ma lo spinge a elaborare un inganno. Con un atto di disobbedienza Neottolemo si inoltra nell’isola alla ricerca di Filottete.

La seconda generazione, Neottolemo
tragedia apocrifa da Sofocle, Euripide, Virgilio, Ritsos e altri autori
drammaturgia, regia e scene di Mario Martone   

con
Andrea Renzi
Neottolemo
Licia Maglietta
sacerdotessa
Tommaso Ragno
Odisseo/Oreste
Vincenza Modica
Ancella di Andromaca
Monica Bucciantini
Andromaca
Bruna Rosii
Ecuba
Coro di uomini troiani:
Toni Servillo
Corifeo (Enea)
Massimo Maraviglia
I Coreuta
Daghi Rondanini
II Coreuta
Maria Teresa Telara
Ermione

scene Mario Martone
luci Pasquale Mari, Antonio Saccinto
costumi Lorenzo Zambrano
colonna sonora Daghi Rondanini
traduzioni Guido Paduano, Massimo Fusillo
produzione esecutiva Angelo Curti
organizzazione Carla Ortelli
ufficio stampa Teorema
fotografo di scena Cesare Accetta

produzione CRT Centro di Ricerca per il Teatro, Teatri Uniti
in collaborazione con ETI, Ente Teatrale Italiano

Rasoi

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II nostro incontro con Enzo Moscato risale a tre anni fa, quando Toni Servillo gli propose di scrivere un testo ispirato al soggiorno napoletano di Giacomo Leopardi: nel lavoro che nacque, l’atto unico lirico Partitura, emersero due temi che sarebbero stati molto importanti per noi.
Il primo era lo scontro tra la citta-tribù vagheggiata da Pasolini e quella traumatizzata dei nostri anni, rappresentato da Moscato con un’opera di infaticabile contaminazione del dialetto. La citta-tribù che un poeta può ancora evocare attraverso canti e racconti non c’è più, infatti, a Napoli, o piuttosto vi sopravvive in chiazze sempre più esigue, come le tracce di un affresco corroso dal tempo e dall’umidità. Ma questa città è un luogo immaginario che sopravvive dentro i napoletani (da molti di loro è temuto); è un luogo dell’anima riluttante ai falsi valori della modernità e indifferente alla sua seduzione. Oggi noi eleggiamo questa città fantasma a nostra patria: un verso di Partitura dedicato alla città dice: “dulce et decorum est pro patria mori, e i pe te moro”. Per nessun’altra.
L’altro tema era la scrittura di Moscato, sciolta in Partitura da ogni briglia drammaturgica. Scomparsi trama, personaggi e dialoghi, vi risuonavano delle voci libere, rispondenti a un teatro che reclama la scrittura scenica e l’incarnazione in un corpo consapevole di attore.
Entrambi i temi nutrono questo nostro nuovo incontro con Enzo Moscato. Rasoi è una rapsodia composta di brevi brani inediti, meditazioni e frammenti. Esprime ancora una volta il nostro desiderio di lavorare insieme, uniti in questo caso a un attore-poeta che amiamo.

Mario Martone

I napoletani oggi sono una grande tribù che, anziché vivere nel deserto o nella savana, come i Tuareg o i Boja, vive nel ventre di una grande città di mare. Questa tribù ha deciso -in quanto tale, senza rispondere delle proprie possibili mutazioni coatte- di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quella che chiamiamo la storia, o altrimenti, la modernità. La stessa cosa fanno nel deserto i Tuareg o nella savana i Boja (o fanno anche, da secoli, gli zingari): è un rifiuto, sorto nel cuore della collettività; una negazione fatale contro cui non c’è niente da fare. Essa dà una profonda malinconia, come tutte le tragedie che si compiono lentamente; ma anche una profonda consolazione, perché questo rifiuto, questa negazione alla storia è giusto, è sacrosanto.

Pier Paolo Pasolini

Rasoi
su testi di
Enzo Moscato
regia di Mario Martone  e  Toni Servillo
  
interpreti
Gino Curcione
Iaia Forte
Isacco Esposito
Licia Maglietta
Marco Manchisi
Vincenza Modica
Enzo Moscato
Toni Servillo
Tonino Taiuti

scene Mario Martone
costumi Metella Raboni
luci Pasquale Mari
suono Daghi Rondanini
accompagnamento al piano Manuela La Manna, Marinella Anaclerio
allestimento scenico Nando Cirelli
aiuto regia Costanza Boccardi
sipario realizzato dal Laboratorio Scen-Art, Napoli
fotografo di scena Cesare Accetta
amministrazione Anna Tramontano
ufficio stampa Sergio Marra

una produzione Teatri Uniti a cura di  Angelo Curti