Tag Archive | "Tony Laudadio"

Magic People Show

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Nel futuro basterà leggere questo romanzo per capire l’Italia contemporanea, sommersa da griffe, leasing e spot.

Filippo La Porta

Su un ritmo vertiginoso da commedia nera Giuseppe Montesano chiama in scena il suddito televisivo, il consumatore globale, l’uomo medio assoluto, lo schiavo della pubblicità, e poi i risanatori dell’economia nazionale, i venditori di spiagge, i venditori di aria da respirare, i venditori e i compratori di anime. Un comico, feroce e colorito avanspettacolo pop, dove gli attori scoprono le piaghe di una modernità livida e terribile, dove il caldo è soffocante e i black out continui. In un crescendo che mescola l’opera buffa e il dramma si scoperchia allora il formicaio brulicante di questo show postmoderno, dove vive un Popolo Magico fatto di ridicoli mostri drogati dal sogno del denaro, di prigionieri illusi di essere liberi, di gaudenti che hanno seppellito la passione e l’amore.
Un ilare e tragico romanzo teatrale dell’Italia malata di questi ultimi anni.

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una produzione Teatri Uniti / O.T.C. Onorevole Teatro Casertano

dal romanzo di Giuseppe Montesano
messo in scena da
Enrico Ianniello, Tony Laudadio
Andrea Renzi, Luciano Saltarelli

oggetti di scena Underworld
costumi Laurianne Scimemi
luci Lucio Sabatino
suono Daghi Rondanini
aiuto regia Francesco Paglino
drammaturgia Giuseppe Montesano

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Dal 1997, con il fortunato allestimento di Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard, Enrico Ianniello, Tony Laudadio e Andrea Renzi collaborano stabilmente. All’interno di Teatri Uniti, hanno costituito uno studio che sta dando vita ad un percorso caratterizzato da un‘attenzione decisa verso un repertorio contemporaneo. Magic People Show (2006) è la tappa più recente di questo tracciato ed insieme a Pinocchio (2001) e Santa Maria d’America (2004) disegna una singolare trilogia su tre momenti cardine della storia d’Italia.

Magic People Show

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Delitto di parodia

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‘A causa mia, il processo D’Annunzio- Scarpetta

Dopo l’installazione multimediale site-specific concepita per gli ambienti suggestivi di Castel Capuano tribunale storico di Napoli, scenario di quegli avvenimenti – durante il Napoli Teatro Festival Italia, la versione da palcoscenico ha inaugurato la prima stagione del Teatro Stabile di Napoli al Teatro San Ferdinando.

Delitto di parodia ricostruisce la vicenda del processo che vide Gabriele D’Annunzio in opposizione al commediografo ed attore napoletano Eduardo Scarpetta, accusato di aver portato sulle scene la contraffazione della tragedia pastorale La figlia di Jorio.
Nel marzo del 1904 Gabriele D’Annunzio è investito dal successo della sua ultima opera teatrale La figlia di Jorio. Nel mese di dicembre dello stesso anno, senza il permesso scritto dell’autore, Eduardo Scarpetta mette in scena al Teatro Mercadante di Napoli Il figlio di Iorio, parodia del lavoro dannunziano. Dopo qualche giorno Marco Praga, fondatore e direttore generale della Siae, presenta querela per plagio e contraffazione contro Eduardo Scarpetta in rappresentanza della Siae e del socio Gabriele D’Annunzio.
Nonostante la richiesta di non luogo a procedere del regio procuratore Giuseppe Lustig, si arriva al processo che dura quattro anni. Avvocati della difesa di Scarpetta sono Francesco Spirito e Carlo Fiorante. Per Gabriele D’annunzio, l’avvocato Ferdinando Ferri e l’Onorevole Luigi Simeoni. Dopo le perizie di parte di Benedetto Croce, per la difesa, e Salvatore Di Giacomo per la parte civile, al culmine del procedimento – davanti al presidente dell’Ottava Sezione Penale del Tribunale di Napoli, Giacquinto – il professor Enrico Cocchia, insigne latinista e filologo, presenta la perizia conclusiva. Il procedimento penale si chiude nel 1908 con l’assoluzione di Eduardo Scarpetta per inesistenza di reato.
Nella giurisprudenza italiana è la prima sentenza che si pronuncia in tema di parodia. Nonostante l’assoluzione, di lì a poco, Eduardo Scarpetta deciderà di ritirarsi dalle scene.

Napoli Teatro Festival Italia, Mercadante – Teatro Stabile di Napoli, Teatri Uniti
in collaborazione con Teatro Stabile d’Abruzzo

Delitto di Parodia
‘A causa mia, il processo D’Annunzio – Scarpetta

soggetto Antonio Vladimir Marino
drammaturgia Antonio Marfella, Antonio Vladimir Marino,
Luciano Saltarelli, Francesco Saponaro

regia Francesco Saponaro

con
Gianfelice Imparato Eduardo Scarpetta
Fortunato Cerlino Avvocato Luigi Simeoni
Marco Mario de Notaris Trivella
Giovanni Esposito Vincenzino Scarpetta | Turillo
Enrico Ianniello Coviello| Avvocato Francesco Spirito
Tony Laudadio Zeza | Avvocato Carlo Fiorante
Demi Licata Alice  
Antonio Marfella Presidente Giacquinto
Peppino Mazzotta Carminiello |Avvocato Ferdinando Ferri
Luciano Saltarelli Gennaro Pantalena |Prof. Enrico Cocchia

in cinematografo
Peppe Servillo Gabriele D’Annunzio
Andrea Renzi Marco Praga
Gino Curcione Maggiordomo
e
Enzo Moscato Salvatore Di Giacomo
Marino Niola Benedetto Croce
e
Loredana Antonelli, Iole Carola, Matilde De Feo, Mafalda De Risi,
Desirée Giorgetti, Simona Lisi, Aurora Mascheretti,
Andrea Contaldo
Peppe Cino, Enzo Palmieri
  
scene Lino Fiorito
costumi Ortensia De Francesco
luci, direzione della fotografia Cesare Accetta
suono Daghi Rondanini
elaborazioni musicali Federico Odling
  
aiuto regia Luca Martusciello, Simone Petrella
direttore di scena Carmine Guarino
assistente alle scene Dafne Forastiere
assistenti ai costumi Rossella Aprea, Katia Marcanio
ricerche d’archivio Stefania Esposito, Anna Paparo, Armando Rotondi

datore luci Lucio Sabatino
direzione tecnica Lello Becchimanzi

operatore di ripresa Alessandro Abate
montaggio Gennaro Visciano
post produzione Media Digital Studio
organizzazione Maurizio Fiume per ANANAS srl

coordinamento Flavia Cardone, Romilda D’Ambrosio, Valeria Pignatelli
amministrazione Anna Tramontano per PRONOS 94 srl

ricerche e comunicazione Rosalba Ruggeri
fotografo di scena Fabio Esposito
ufficio stampa Renato Rizzardi

scenotecnica Retroscena
sartoria Annamode | Tina Di Domenico

Lo spettacolo ha debuttato a Napoli alla riapertura del Teatro San Ferdinando il 21 ottobre 2008.

Santa Maria d’America

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Dobbiamo allo splendido libro di Francesco Durante Italoamericana lo spunto per questa nuova avventura teatrale. La sua antologia di storia e letteratura degli Italiani negli Stati Uniti ci ha mostrato per la prima volta di quale ricchezza sia costituita l’esperienza migratoria nel suo complesso. Abbiamo avuto accesso a canovacci inediti, espressione delle forme di spettacolo dei nostri connazionali rappresentate in quell’epicentro degli incontri tra culture che è stato l’East Side di New York: vaudeville, macchiette, canzoni, duetti comici, monologhi musicati (su tutti quelli memorabili del trasformista Farfariello – Migliaccio).
Da questo insieme di materiali sorprendenti abbiamo mosso i primi passi  immaginando la tragicomica vicenda dei fratelli Pizzetta, famiglia d’arte originaria di una fantomatica Santa Maria, musicisti e attori più per necessità che per vocazione. Sono dei cafoni meridionali analfabeti, estranei sia all’italiano che all’americano, la cui identità è espressa solo da un dialetto corrotto da poco inglese storpiato; lottano per la sopravvivenza esibendosi sui miseri palcoscenici della Bowery. Li cogliamo in una lunga notte trascorsa a teatro dove in seguito a una serie di fiaschi stordenti e irreali sono sul punto di farla finita con l’arte e con l’America.  Ma l’apparizione dello spettro del padre Don Ciccio Pizzetta li rimette in gioco, dall’aldilà il maestro di banda gli consegna il testo di una canzone di sicuro successo miracolosamente strappata al futuro: Nel Blu dipinto di Blu. Manca solo un piccolo dettaglio: la melodia! Si riaccendono le speranze, è la notte della grande occasione in cui si scatena una vertiginosa ridda di interferenze fantastiche, dopo Don Ciccio appaiono dal passato e dal futuro, come attratti dal fascino di quella misteriosa canzone, celebri e inquietanti figure che li gettano nel panico, trascorrendo da Lorenzo Da Ponte a Mike Bongiorno. E’ la lunga notte delle decisioni, tutta in bilico tra successo e fallimento, tra il tornare in Italia e il diventare Americani, tra la nuova musica e il vecchio repertorio tradizionale.
In un visionario gioco di teatro nel teatro si stacca tra le tante  storie di vinti, di sradicati,  storie di migrazione sostanzialmente rimosse dalla memoria del nostro paese, una vicenda migratoria immaginaria che si  proietta, su un piano fantastico, dai ruggenti anni venti agli anni cinquanta, gli anni in cui la cultura americana impone definitivamente il suo modello. Solo in questo surreale american dream i fratelli Pizzetta potrebbero essere finalmente protagonisti,  potrebbero  volare.
Persi nella curva del tempo i temi della  società dello spettacolo nel suo stadio nascente irradiano una luce seducente e maligna  fino ai nostri giorni.

Andrea Renzi

Santa Maria d’America
di Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi

con
Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi,
Marco D’amore,  Francesco Paglino, Luciano Saltarelli

regia Andrea Renzi

musiche originali di Federico Odling
eseguite in scena da Federico Odling e  Vittorio Ricciardi

suono Daghi Rondanini
luci Cesare Accetta
costumi Ortensia De Francesco
scene Lino Fiorito

una produzione Teatri Uniti e O.T.C. Onorevole Teatro Casertano
in collaborazione con
SempreApertoTeatro Garibaldi, Città di Santa Maria Capua Vetere, Regione Campania

Zingari

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Mi sembra che con Zingari Viviani decida che la realtà da lui conosciuta e sondata fino in fondo nei lavori precedenti non gli basti più. Si fa visionario per un atto di ribellione alla realtà stessa che gli si presenta troppo limitata e quindi addirittura irreale.
E’ singolare che questa evasione dalla realtà, dal mondo così com’è, ci venga dal cantore della Napoli sottoproletaria, plebea, con tutto il suo universo di comportamenti e superstizioni. Il Viviani “realista” qui si impadronisce della nostra immaginazione e ci tiene come in uno stato di ipnosi, e per fare ciò decide di occuparsi di un gruppo emarginato di zingari con le loro magie e fatture. Un gruppo, si badi bene, di nomadi dediti alla stregoneria, ma pur sempre un gruppo di poveri cristi!
Mettere in scena Viviani significa per me, per gli attori e per i collaboratori tutti di questo spettacolo, dare rilievo ai corpi e allo stesso luogo fisico del teatro, guardando alla tradizione non in termini di vuota maniera ma come ad una forma che resiste nel tempo se è nutrita di contenuti attuali, che ci parlino del presente per come è.

Toni Servillo

Zingari
di
Raffele Viviani
scene e regia Toni Servillo

in ordine di apparizione

Tonino Taiuti ‘o figlio d’ ‘a Madonna
Toni Servillo ‘o Diavulone, capo tribù
Maurizio Bizzi ‘o Guaglione
Anna Romano Palomma
Mariella Lo Sardo ‘a Tatuata
Gino Corcione Pupella
Lucia Ragni ‘a Fattucchiara
Riccardo Zinna Guarracino
Iaia Forte Marella
Toni Laudadio il Medico

costumi
Ortensia De Francesco
interventi pittorici
Lino Fiorito
luci
Pasquale Mari
suono
Daghi Rondanini
aiuto regia
Costanza Boccardi
direzione tecnica
Lello Becchimanzi
allestimento scenico
Maria Izzo, Gigi Mattiazzi    
capo elettricista
Gigi Sabatino
ufficio stampa
Sergio Marra
Chiara Bachetti
foto di scena
Cesare Accetta, Aessandra D’Elia, Tilde De Tullio

una coproduzione Teatri Uniti CRT, Centro di Ricerca per il Teatro
a cura di Angelo Curti

Prime rappresentazioni
Napoli, 7 ottobre 1993, Galleria Toledo
Milano, 28 ottobre 1993, Teatro della 14.a

immagine di
Vincenzo Gemito Ritratto di Anna Gemito (da un disegno lacerato)
Collezione Minozzi

Il misantropo

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Viviamo in un’epoca in cui la scelta sta tra il peggio e il meno peggio. E la stessa epoca in cui si trovava a vivere Moliere, ed è lo stesso problema di fronte al quale si mette Alceste.
Cosa scegliere? Da che parte stare? Come comportarsi? Come reagire?
Alceste vorrebbe rifiutare quest’epoca, questo mondo, ma alle sue spalle e di fronte ne scorge forse uno migliore?
E come se non bastasse, in questa confusione di interrogativi, l’amore appassionato, il desiderio irresistibile per Célimène che tra questi interrogativi sembra scivolare o addirittura danzare.
Chi è più sincero con se stesso, Alceste nella sua scelta di abbandonare il mondo per la solitudine, o Célimène che decide di stare al gioco di questo mondo con l’entusiasmo della giovinezza e la voglia di vivere?
Molière sospende il giudizio, non ci consegna una risposta, e per questo la conclusione del testo appare così a mezz’aria.
Per questo motivo abbiamo voluto una messinscena essenziale, proponendo il testo quasi come si esegue uno spartito musicale alla prima lettura; in questo modo mi sembra che si sottolinei con più forza la sospensione tragica di questa bellissima commedia e con maggiore efficacia si ripropongano ancora oggi quegli interrogativi.

Toni Servillo

Il misantropo
di Molière
traduzione di Cesare Garboli

scene e regia di Toni Servillo

Alceste Roberto De Francesco
Filinto Andrea Renzi
Oronte Toni Servillo
Célimène Iaia Forte
Eliante Isabella Carloni
Arsinoè Mariella Lo Sardo
Acaste Toni Laudadio
Clitandro Enrico Ianniello
Du Bois Dini Abbrescia

luci Pasquale Mari
costumi Ortensia De Francesco
aiuto regia Marinella Anaclerio
progetto scenotecnico Daniele Spisa
direzione tecnica Angelita Borgheresi
capo elettricista Lucio Sabatino
capo macchinista Lorenzo Pazzagli
sarta Teresa Ribattezzato
organizzazione Lello Becchimanzi
ufficio stampa Sergio Marra
fotografo di scena Cesare Accetta

una produzione Teatri Uniti a cura di Angelo Curti

Rosencrantz e Guildenstern sono morti

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Avevamo tenuto presente, Licia Maglietta ed io, il testo di Tom Stoppard durante la messinscena di Insulti al pubblico nel 1992. Ci interessava, di questi due personaggi, quel buffo spaesamento, quello spirito analitico nei riguardi della realtà destinato a vibrare autentici e salutari colpi a vuoto. Quando Toni ed Enrico mi hanno proposto di curare la regia hanno trovato, come si dice, terreno fertile. In più mi piaceva l’adesione delle loro storie personali ai due protagonisti. Benché giovani, lavorano insieme da diversi anni, condividono l’amicizia, gli studi, la passione teatrale, la vita in provincia e le prime esperienze creative Nei loro spettacoli Fortezza Bastiani, Sconosciuti e lontani così come ne Il Misantropo di Toni Servillo hanno messo le basi di un lavoro di “coppia tragicomica”, hanno sviluppato affiatamento ed intesa e questo è il capitale di partenza, il loro patrimonio Nei primi incontri di lavoro si è via via generato interesse per il tono buffo e distaccato del testo. I due protagonisti sembrano ignari di danzare sul Titanic che affonda, e lo stupore per la realtà, la capacità di giocare e di mantenere viva la loro relazione nonostante l’insensatezza della loro missione li protegge dal panico e li rende spiritualmente forti, come lo sono le altre inattaccabili coppie nello spettacolo, da Vladimiro ed Estragone a Totò e Peppino. Il loro indagare sul senso della vita non ha, per fortuna, nulla di apocalittico o di millenaristico, vive piuttosto di umorismo e umanità tanto inaspettata quanto fatalmente fallimentare.

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