Del personaggio centrale, Propriscin, ci interessava sottolineare il provincialismo, l’inadeguatezza che sente verso la grande città e la macchina burocratica che lo schiaccia e insieme lo esclude. Abbiamo preferito togliere i riferimenti russi per “assimilarlo”.Renderlo, alla lettera, simile a noi , prossimo, vicino. Gli abbiamo dato un accento di provincia italiana, dell’entroterra tra Campania e Lucania e abiti dei primi anni Cinquanta, il periodo in cui in Italia si andava formando una nuova classe impiegatizia. Le spalle di Gogol sono talmente possenti da sopportare con facilità questo spostamento.
Propriscin diventa Papaleo: uno che tempera matite e fa commissioni, poco più di un impiegatuccio. Lo facciamo vivere in un’armadietto a due ante : è tutto il suo mondo. Esiguo, coatto, claustrofobico. Un modo senza vie d’uscita reali. Le uniche fughe possibili sono quelle della fantasia. La sua è una storia di ordinaria follia. E’ nella vertigine della sua solitudine che il quotidiano progressivamente si deforma e prende corpo la sua vitalità visionaria,tenera , disperata, comica,lucida,poetica,eroica, lucida,ineffabile .
Andrea Renzi
Diario di un pazzo
regia
Andrea Renzi
con
Roberto De Francesco
scenografia Barbara Bessi
costumi Ortensia De Francesco
luci Pasquale Mari
suono Daghi Rondanini
aiuto regia Francesco Paglino
direzione tecnica Lello Becchimanzi
ufficio stampa Renato Rizzardi
foto di scena Marco Ghidelli
tratto da I racconti di Pietroburgo- Le memorie di un pazzo
traduzione Pietro Zveteremich
una produzione Teatri Uniti



